News

I concerti costano davvero troppo?

Tra cachet degli artisti, costi di produzione, FOMO e domanda: chi decide davvero il prezzo di un biglietto?

«I biglietti dei concerti sono troppo cari»: a dirlo di recente è stata Zara Larsson, ma è una sensazione condivisa da un numero sempre maggiore di fan.

Negli ultimi anni, il prezzo dei biglietti per assistere ai concerti è aumentato in modo evidente.

biglietto per un live di Michael Jackson (1988)
biglietto per un live di Michael Jackson (1988)

Prendiamo come esempio un biglietto per un concerto di Michael Jackson, venduto all’epoca a circa 17 sterline.

Oggi una cifra del genere può sembrare quasi impossibile, ma negli anni ’80 e ’90 rappresentava un prezzo normale per assistere a un grande evento musicale.

Naturalmente, da allora il costo della vita è aumentato e, con esso, anche quello necessario per organizzare un concerto. Tuttavia, il prezzo stampato sul biglietto non nasce semplicemente da una decisione del promoter - ovvero chi organizza l’evento - ma è il risultato di una serie di fattori economici e produttivi.

TUTTO PARTE DALL’ARTISTA

Il primo elemento da considerare è il cachet dell’artista. Negli ultimi anni, i compensi richiesti dai grandi nomi della musica sono cresciuti in modo significativo.

Spesso l’organizzatore deve versare un anticipo importante per assicurarsi la presenza dell’artista, assumendosi così un rischio economico ancora prima che venga venduto un solo biglietto.

A questo costo si aggiungono tutte le spese necessarie per realizzare il concerto: l’affitto dello stadio o del palazzetto, la produzione, il palco, le luci, l’impianto audio, il personale, la sicurezza, i trasporti, la promozione e il marketing.

Il prezzo finale deve quindi consentire all’organizzatore di coprire i costi sostenuti e, naturalmente, di ottenere un margine di guadagno.

L’IMPORTANZA DEI LIVE

Per gli artisti i concerti sono diventati sempre più importanti dal punto di vista economico.

Il crollo delle vendite dei supporti fisici e i ricavi relativamente bassi dello streaming hanno reso il tour una delle principali fonti di guadagno per molti musicisti.

Di conseguenza, il concerto non è più soltanto una parte del lavoro dell’artista, ma anche un prodotto da cui massimizzare i ricavi. Questo può influire sia sul prezzo dei biglietti sia sulle modalità con cui vengono organizzate le diverse fasce di vendita.

IL PREZZO PUO’ VARIARE

Il problema, infatti, non riguarda soltanto il prezzo di partenza.

Al costo del biglietto si aggiungono spesso commissioni di servizio, costi di prevendita e altre spese. Inoltre, i biglietti possono essere suddivisi in diverse fasce di prezzo, in base alla posizione, alla disponibilità e al livello della domanda.

Un caso emblematico è stato quello degli Oasis. Durante la vendita dei biglietti per la reunion del 2024, alcuni biglietti per il parterre, inizialmente pubblicizzati a circa 148,50 sterline, arrivarono a costare oltre 350 sterline.

Oasis - foto della reunion (2024)
Oasis - foto della reunion (2024)

IL PESO DELLA FOMO

C’è poi un altro elemento che non possiamo ignorare: il pubblico.

I social network hanno trasformato molti concerti in veri e propri eventi culturali da non perdere. La FOMO, cioè la paura di essere esclusi da un’esperienza condivisa, aumenta quando un artista è costantemente presente online, quando il concerto viene presentato come “l’evento dell’anno” e quando migliaia di persone mostrano sui social di aver acquistato un biglietto.

In questo contesto, la domanda diventa inevitabile: quante persone comprano un biglietto perché sono davvero fan dell’artista e quante, invece, perché sentono di dover esserci?

I BIGLIETTI “AUDIO ONLY”

A luglio 2026, in occasione dei concerti di Bruno Mars a Wembley, sono comparsi biglietti denominati “No View – Audio Only”, venduti a circa 58 sterline. Questi biglietti permettevano di assistere al concerto senza vedere né il palco né i maxischermi: in pratica, si pagava per entrare nello stadio e ascoltare lo spettacolo.

Se qualcuno è disposto ad acquistare un biglietto di questo tipo, perché un organizzatore dovrebbe rinunciare a venderlo?

È la stessa logica che porta migliaia di persone a comprare anche i posti più lontani o con la visuale peggiore, pur di poter dire: “Io c’ero.”

biglietti “no view - audio only”
biglietti “no view - audio only”

QUALCUNO SI E’ ESPOSTO SUL TEMA

In Italia ci sono artisti che hanno scelto di esporsi sul tema e di cercare un approccio diverso.

Nitro, per esempio, ha parlato più volte dell’importanza di mantenere i propri concerti accessibili, anche in relazione ai valori della cultura hip hop da cui proviene.

Ernia, invece, ha raccontato di non prendere anticipi sui concerti. Una scelta che gli permette di avere un maggiore controllo sull’economia del live e, di conseguenza, anche sui prezzi destinati al pubblico.

Non esiste una risposta semplice alla domanda su quanto dovrebbe costare un concerto. Il prezzo finale è il risultato dell’incontro tra costi di produzione, compensi degli artisti, strategie degli organizzatori e disponibilità del pubblico.

Testo diRiccardo Danelli